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Allora, la smettiamo di arronzare film in questi post informi? No, non ancora.
Visto ormai un po’ di tempo fa, Mr. Jealousy è il secondo film di Noah Baumbach. Il ragazzo è migliorato, perché questa commediola non è che brilli per originalità. Eric Stoltz entra in un gruppo di autoanalisi, una specie di anonima alcoolisti senza alcool, per seguire un ex fidanzato, affascinantemente scrittore, della sua attuale fidanzata. Per non destare sospetti, veste e racconta la vita di un suo amico. Qualche battuta divertente, scelte registiche quasi a zero, e un sacco di scrittori. Nei film e nei libri radical chic (i baumbach, i wes anderson, gli auster…) c’è sempre almeno uno scrittore, o due scrittori antagonisti, in america le occupazioni di default sono psicologo e scrittore, le città pullulano di osservatori minimalisti che con sguardo inedito colgono dettagli che agli altri sfuggono, incrociano inevitabilmente per la via altri scrittori, si guardano negli occhi, stupendosi per l’atteggiamento curioso dell’altro, senza sospettare d’essere incappati in un altro romanziere al lavoro. Gran bel posto, l’america.
Intanto lo scrittore Baumbach è alle prese con un progetto Greenburg nella cui sommaria descrizione leggo le minacciose parole “trilogia” e “Shyamalan”. Avendo quasi due anni per farmene un’idea, al momento non approfondisco.
L’albero della vita. Spinto dalla curiosità, alla fine l’ho visto. Pi greco a me piacque, Requiem for a dream no, poi questo film ha dato ad Aronofsky la fama di sprovveduto, la gente gli rideva dietro, sputava sui suoi piedi, e metteva puntine da disegno sulle sedie su cui avrebbe poggiato il culo. Non è un film sobrio, l’albero della vita. È un film che non ha alcun timore di essere pacchiano, una specie di bara placcata d’oro. E la protagonista, nei suoi ultimi giorni, fa la scrittrice. Però non è così disprezzabile, e sotto la quantità di riferimenti pseudo ascetici e new age, sotto le cacate inquisitorie, c’è un’elaborazione del lutto e della sofferenza piuttosto sincera. Alla fine lo salvo, questo Aronofsky senza vergogna.
Andiamo a roba più recente, perché poi non mi ricordo cos’altro ho visto. Un paio di Boyle. Regista che, senza dirlo a nessuno, dopo Trainspotting ha fatto Una vita esagerata. Una roba sconclusionata e pallosa con Ewan Mc Gregor e Cameron Diaz. Poi, riuscendo a dirlo ad un po’ più gente del solito, poco fa ha fatto The Millionaire, che è piaciuto un sacco. Boyle non è una persona misurata, ha uno stile molto definito, e con questo stesso stile racconta storie di vario genere. Per me immagini digitali, inquadrature sbilenche e montaggio pop vanno bene se hai voglia di appicciare il sole o se devi fuggire da zombies velocissimi, meno se vuoi raccontare la storia di due bambini indiani che ne passano di brutte e di bruttissime. Un melodrammone neorealista con una soluzione finale non troppo diversa da un film che si chiama Una vita esagerata. Il tutto non è il massimo dell’equilibrio. Senza dilungarmi, sono sostanzialmente d'accordo con Miss Pascal.
Ember è inaspettatamente una cazzatona. Uno vede un film così, con Murray e Robbins, pensando sia una cosa bizzarra, divertente. E invece è una cosa di plastica, indecifrabile nella totale mancanza di nessi logici. Una favola che non ha nessuna voglia di essere raccontata.
Paure del buio, Peur[s] du noir, è un film d’animazione a più mani e più episodi, in bianco e nero, produzione francese, intenti cupi. Quattro cortometraggi legati da altri due spezzettati. Il tutto reperibile in dvd de l’internazionale a 9 euro. Interessante l’operazione, nel complesso riuscita, il più d’impatto il primo corto, di Burns, il più bello quello di Mattotti: sia dal punto di vista visivo che da quello contenutistico, quasi capolavoro. Si spazia fra varie angosce, molti sottintesi, tanta atmosfera, quasi zero splatter.
Gioco del giorno: se hai letto fin qui, scrivi nei commenti "pinguino".
Mr. Jealousy: 2/5
L'albero della vita: 2,5/5
Una vita esagerata: 1,5/5
The Millionaire: 3/5 (fino all'ultimo quarto d'ora)
Ember: 1,5/5
Paure del buio: 4/5
